Qualche giorno fa il
cardinale Bagnasco ha riaperto la discussione sul cosiddetto testamento biologico, con una presa di posizione che ad alcuni è suonata come un'apertura ma che non ha aggiunto niente di particolarmente nuovo a posizioni già espresse in passato. La CEI vuole una legge che eviti tanto l'accanimento terapeutico quanto l'eutanasia, e in cui stia scritto che la nutrizione artificiale è una forma di sostegno vitale, non un trattamento terapeutico che si potrebbe anche rifiutare. E'
il linguaggio del catechismo cattolico, riconoscibile in particolare da quel riferimento all'"accanimento terapeutico". E' un termine introvabile nella letteratura medica fuori dall'Italia, che lo stesso catechismo traduce in inglese con la formula alquanto artificiosa di "over-zealous treatment", trattamento sovrazelante (quale sarebbe la differenza tra "zelo" e "sovrazelo"?). Considerazioni analoghe si potrebbero fare per il significato ampio dato al termine "eutanasia" e per il modo in cui viene considerata la nutrizione artificiale. Credo che una legge nei termini proposti da Bagnasco, oltre a essere una cosa disdicevole per un paese laico, finirebbe per essere
ambigua e di difficile interpretazione, soprattutto da parte dei medici che dovrebbero poi applicarla. Un po' come è stato, ed è, per la legge 40.
C'è altro. Qualche giorno prima delle dichiarazioni di Bagnasco, e su questo vorrei spendere qualche parola in più, anche nel Regno Unito c'è stata una discussione sui temi di fine vita. La
baronessa Warnock, una autorità sui temi della bioetica, ha infatti dichiarato che le persone affette da demenza sono un peso sia per i loro familiari che per il sistema sanitario nazionale. Queste persone
potrebbero
avere il dovere di morire (qui il
link a un articolo, in inglese). La baronessa è nota per le sue posizioni a favore dell'eutanasia. Tecnicamente, però, questa non è l'eutanasia come si intende nella
letteratura medica e come è legalizzata, per esempio, in Olanda. Non si
tratta cioè di un'azione intrapresa dal medico su precisa richiesta di un
paziente terminale che vive in una condizione di sofferenza non alleviabile. Ciò che si contempla in questo caso è la soppressione di persone non autosufficienti e non capaci di intendere e volere.
Va bene:
le idee di Lady Warnock sono ripugnanti, almeno per me.
Vorrei però aggiungere un paio di considerazioni sbrigative, tanto per dire che, per fortuna, non siamo costretti a scegliere tra Warnock e Bagnasco. E anche per dire che le questioni di bioetica non sono una sfera a sé, isolata dal resto della società.
La prima. C'è una grossa differenza tra
scegliere di fare qualcosa e
avere il dovere di fare qualcosa. Per me, nel caso delle questioni di fine vita, un'etica del dovere è completamente fuori luogo. Naturalmente, poi, ciascuno è libero
di scegliere per sé, se vivere o morire seguendo un'etica del dovere. Così come ciascuno è libero di farsi del male, o di credere che Noè ha salvato dall'estinzione la vita sulla terra. Sarò sbrigativa e irrispettosa verso certi filosofi, anche italiani, ma un'etica che voglia convincerci che in certe condizioni abbiamo
il dovere di rinunciare alla vita è un'etica irrazionale,
da fanatici o da imbecilli.
La seconda. E' vero che assistere o curare certi malati comporta costi elevati, che l'allungamento della vita può portare allo sconquasso i sistemi sanitari, che probabilmente con gli stessi soldi si potrebbero curare persone giovani e ancora capaci di dare un contributo alla società. Però tutto questo calcolo di costi e benefici, che in astratto potrebbe anche essere convincente, viene di solito portato avanti
senza chiedere il parere dei diretti interessati. Perché mai gli interessi di cittadini anziani, o non autosufficienti, non dovrebbero essere considerati alla pari con quelli degli altri?
Gratta gratta, quando si parla di persone che sono un peso per la società si finisce sempre per guardare nella stessa direzione, a chi non è in grado di
produrre ricchezza per altri. Ma vista la facilità con cui questo sistema può bruciare il futuro di chiunque, con i posti di lavoro che evaporano e le borse in preda a un impazzimento epocale, i "pesi" da cui liberarci andrebbero cercati nella direzione opposta.